Aziende giovani e in rapida trasformazione spesso non dispongono di uno storico solido relativamente alla propria attività e alle capacità di far fronte ad uscite e impegni di spesa. Per questo motivo, il rating finanziario delle startup è un aspetto che manager e fondatori di queste realtà non possono ignorare.
Apparire affidabili sotto il profilo della propria stabilità creditizia è un requisito fondamentale per attrarre gli investimenti necessari ad accedere a nuovi mercati: in questo modo, le strategie d’impresa possono svilupparsi in modo più efficace, disponendo della liquidità richiesta.
Le motivazioni per cui una piccola realtà si rivolge ad un istituto specializzato nell’emissione di un rating possono essere estremamente variegate: dalla volontà di accedere a prestiti bancari per garantire l’operatività dell’impresa, fino alla necessità di accreditarsi di fronte a controparti commerciali e investitori.
Il vantaggio principale di queste analisi è rappresentato dalla loro capacità di guardare al futuro: le società specializzate nella loro elaborazione guardano allo sviluppo dell’azienda nella sua complessità, valutandone la capacità di fronteggiare le obbligazioni finanziarie in modo puntuale non solo nel presente, ma anche negli anni a venire.
Il risultato di questi studi prospettici è dunque un giudizio molto simile ad una previsione: una stima della possibilità con cui imprese da poco avviate possano realmente essere in grado di muoversi sul mercato dei capitali, in modo da rafforzare la propria credibilità all’interno di questa dimensione.
Tuttavia, i benefici di un rating finanziario in grado di proiettare un’immagine positiva non si esauriscono qui: essi possono infatti rivelarsi un utile strumento per avviare processi di analisi interna e di riorganizzazione degli assetti esistenti.
Ad esempio, essi possono condurre alla revisione di strategie in essere, riducendo quei rischi associati che spesso sfuggono all’attenzione del management in fase di pianificazione iniziale, complice anche l’inesperienza delle figure competenti, che in una startup sono di solito alle prime armi.
Essi forniscono inoltre una solida base teorica con cui ottimizzare i propri processi di negoziazione nel mercato del credito, sia che le startup si stiano interfacciando con interlocutori– come le banche – o circuiti dell’alternative lending, vale a dire quelle forme di finanziamento che non prevedono l’intermediazione di attori tradizionali.
Una maggior consapevolezza della tenuta finanziaria futura e dei relativi profili di crescita consente infatti di gestire in modo più intelligente la propria attività di raccolta fondi, permettendo di coordinare in modo attento aspetti tanto fondamentali quanto complessi.
Unlock ha compreso da tempo questa esigenza, e per questa ragione si affida alle analisi degli esperti di BV4 per valutare la solidità delle startup in cui gruppi industriali e fondi potrebbero voler investire: un dato fondamentale nella valutazione complessiva di un’azienda innovativa e in salute che potrebbe rivelarsi strategica per obiettivi di crescita di altre imprese.
